domenica 13 maggio 2018

Il purè di patate della mia mamma


Questo post è dedicato a lei: pistacchietta/fantasmino/formichina/Mamy: la mia mamma.

Il soprannome "Pistacchietta" deriva semplicemente dal fatto che la mia mamma è ghiotta di Pistacchio.
Il soprannome "Fantasmino", invece, nasce da una storia un po' più articolata.

- Storia un po' più articolata -

L'iter mattutino quando ero a casa con mamma' era generalmente il seguente:

- h. 4:30: sveglia biologica della mamma;
- dalle h. 4:45 alle 5:15 esecuzione, da parte della mia mamma, di tutta una serie di attività per tenersi occupata fino alla sveglia della sua balda figliola (io).
Di seguito le attività più gettonate:
  trascinamento di sedie varie; ramazzata di pavimenti con inevitabile urto di sedie, gambe di tavoli; sistemazione delle posate, lasciate a scolare la sera prima, nell'apposito cassetto;
  sistemazione di piatti vari.
  Un bordello allucinante.
- h. 5:20: preparazione della colazione per la sua balda figliola (io)
- h. 5:25: sveglia della pargola (che in realtà aveva già aperto gli occhi per via del bordello di cui sopra ma che trovava la forza di alzarsi solo a fronte dello squillo di trombe della sveglia)
- dalle h.5:25 alle h. 5:40: colazione della pargola con la mamma che ormai sveglia come un grillo raccontava la qualunque.
- h. 5:41: la preghiera della pargola nei seguenti termini "ne possiamo parlare stasera o quando ti chiamo in pausa? adesso non ce la posso fare"
- h. 5:41:30: silenzio (teso)
- h. 5:42: ripresa del frinire del grillo-mamma durante la permanenza in bagno della pargola (che quindi non sentiva una beata mazza)

Accadde un mattino che la sveglia biologica delle 4:30 di Pistacchietta non funzionò.
Funzionò però quella della di Lei figlia che alle 5:24 aprì gli occhi (probabilmente per l'assordante rumore del silenzio ^__^) giusto in tempo per bloccare la sveglia elettronica prima che suonasse.
Come andò a finire?
Andò a finire che la figlia si alzò e preparò la colazione che consumò nella quiete più assoluta.
La mamma si alzò sul finire e corse in cucina.

Tutta trafelata si produsse in uno "SCUSAMI! Non ho sentito la sveglia!!!".
La mamma era terribilmente dispiaciuta. Essendo rimasta addormentata, le sembrò di aver avuto una qualche mancanza nei miei riguardi!

La guardai: capelli spettinati, il segno del cuscino sul viso. Era tutta stropicciata nel suo pigiamino bianco! Mi fece una tenerezza infinita.
Pareva un fantasmino!

- Fine della Storia un po' più articolata -

Come avrete capito dai suffissi "-etta", "-ino", la mia mamy è piccina picciò... ma ha una forza incredibile. Fisica (da qui "formichina") ma anche d'animo. 
Ha sopportato tante brutture nella sua vita.
Prima che arrivassimo mia sorella ed io... ma anche dopo.
Ha fatto tanti sacrifici per crescerci in salute. Ha provveduto all'indispensabile ma anche al superfluo (avevamo una carovana di Barbie, Puffi e peluches imbarazzante).

La domenica si chiudeva in cucina, spalancava le finestre (in qualsiasi stagione, sia quando abitavamo a Diano Castello che dopo, quando eravamo a Torino!), e si metteva a cucinare.
Preparava manicaretti di ogni sorta ed io mi mettevo lì e la guardavo! Quanto mi piaceva!!
E così, senza accorgermene, ho imparato tante cose.
Una fra tutte? Il purè di patate.
Per me il procedimento era scontato: mettere a bollire le patate con la buccia. A cottura ultimata: sbucciarle, schiacciarle con un passaverdure o uno schiacciapatate direttamente in una pentola con
dei pezzi di burro, salare a dovere, sbattere ben bene il tutto e poi passare sul fuoco lento e aggiungere del latte tiepido...tanto quanto bastava per renderlo della consistenza giusta (non troppo sodo ma nemmeno troppo liquido).
Che sorpresa quando, invece, una delle mie care amiche mi diede la sua ricetta per il puré: acqua e fiocchi di patate disidratati ^__^.
La mia espressione fu davvero quella del coniglio accecato dai fari.
Quello non era purè!
Le scrissi la ricetta. La provò e mi disse che non aveva mai mangiato un purè così buono in vita sua.
Non avevo dubbi. Lei non aveva mai mangiato un vero purè! :-)

Scrivere questa ricetta che mi ha insegnato la mia mamma mi sembra il modo più adeguato per renderle omaggio nel giorno della sua festa.
Sono tante le cose che ho imparato GRAZIE a lei e DA lei.
Spesso le do per scontate. Altre volte, invece, mi rendo conto di essere fortunata ad avere una mamma che:
 mi ha dato tutto l'amore possibile ed anche di più 
 mi ha insegnato tanto
 mi ha sgridato quando, per citarla, "uscivo dal seminato"
 ha indossato il costume da "wonder super mamma" per aiutarmi nei momenti difficili...quelli in cui  dubitavo di poter tornare a sorridere
 quando vedeva i buchi in mezzo alle gambe dei miei pantaloni della tuta, alla mia affermazione "ho le cosce troppo cicce" rispondeva con convinzione "no. hai le gambe troppo dritte" :-D
si rivolge a me chiamandomi "Amore"

E voi? Cosa vi ha insegnato la vostra mamma?

Ingredienti per 4 persone(*):
  • 1,1 kg di patate di media grandezza
  • 40 gr di burro
  • sale q.b.
  • latte q.b.
(*) in realtà per quanto ne sono ghiotta io queste per me potrebbero benissimo essere le dosi per 2 persone ^_^

Strumenti:
  • una pentola per lessare le patate
  • uno schiacciapatate o passaverdure
  • una pentola in cui mettere le patate schiacciate 
  • un pentolino per scaldare il latte
  • un cucchiaio di legno
Preparazione
Per prima cosa ho lavato le patate (mi raccomando che siano integre!) con la buccia e le ho immerse in una pentola piena d'acqua (l'acqua deve ricoprirle interamente) e messo a lessare.
I tempi di cottura ovviamente dipendono dalla grandezza delle patate. A quelle scelte da me è occorsa una mezz'oretta dall'inizio del bollore.
A patate cotte (provate infilzando una forchetta. Se penetra senza difficoltà allora le patate sono cotte), ed ancora fumanti, le ho inserite ad una ad una nello schiacciapatate (SENZA SBUCCIARLE!!!) - se invece usate il passaverdure, mi raccomando, dovete obbligatoriamente sbucciarle ed è importante che siano bollenti quindi procuratevi dei guanti in lattice (^__^) - e le ho schiacciate direttamente dentro ad una pentola nella quale avevo messo dei pezzetti di burro (io 40gr ma voi sentitevi liberi di metterne quanto volete).
A patate finite ho salato ed iniziato a sbattere forte il tutto con il cucchiaio di legno.
Ho messo a scaldare un po' di latte (va anche bene a temperatura ambiente) e pian piano l'ho aggiunto al composto di patate e messo il tutto sul fuoco a fiamma dolce.
Ho amalgamato per bene.

Ma quant'è buono il purè?!?!?! :-)





Ora scappo che devo finire la torta per la mamma...ché gli auguri corro a farglieli di persona :-)
Auguri a tutte le mamme!!!

A presto!
LaGio' Riccia

lunedì 9 aprile 2018

Biscotti morbidi alle mele

FOLLOWER ADVISORY - DISPERSIVE CONTENTS ossia il corrispettivo del PARENTAL ADVISORY - EXPLICIT CONTENT che si trova sulle copertine dei supporti audio

Questo per specificare che la prenderò un po' larga (ma forse ci siete già abituati).
Le dita del piede hanno un nome. (Troppo larga??? Va beh capirete...)
Questa scoperta l'ho fatta oggi dopo che una mia collega mi ha raccontato la sua disavventura con un blocco da 1,5 kg di ragù congelato cadutole sul piede.
A seguito di questa "frana", una delle dita del suo piede destro è diventata nera come Calimero.
La domanda è sorta spontanea:
"Qual è il dito offeso??? L'alluce o......" 
"............."
"............."
quando mi sono resa conto di non essere in grado di continuare,
ho virato verso un

"...o uno degli altri 4????"

(un po' come "La cameriera secca dei signori Montagné" (se non sapete a cosa mi riferisco andate qui e se non ve lo volete sparare tutto...ascoltate dal minuto 4:15 al minuto 4:55...inutile dire che io vi consiglio di guardarvelo ed ascoltarvelo tutto)

Così dopo aver realizzato questa mia lacuna sono andata su (S.)Google ed ho digitato "nomi dita dei piedi" approdando qui e scoprendo, se non avete voglia di leggervelo tutto, che per gli esperti del settore (n.d.r.: ortopedici) le dita sono:
- primo dito (o hallux...alluce)
- secondo dito
- terzo dito
- quarto dito
- quinto dito

ma esistono anche degli elenchi apocrifi secondo cui i nomi sarebbero, oltre al riconosciuto e comune "alluce":
- illice o melluce o dilluce o dillice o polluce;
- trillice o trilluce;
- pondulo o pondo o pondolo o pìnolo o anulo;
- minolo o minulo o mellino; per quest'ultimo è invalso nell'uso anche il nome mignolino (del piede).

Inutile scrivervi che io ho già fatto mio il primo elenco di nomi perché quello apocrifo in testa non mi ci entra proprio!!!  ^__^

A questo punto vi starete chiedendo:
"Ma la Riccia dove vuole andare a para' con sta supercazzola????"
Ve lo dico subito.
Ho pensato (e questo mi fa onore!) a quanto sia diventato ormai semplice ed immediato colmare le nostre lacune grazie ad internet (per quanto questo si riveli spesso un'arma a doppio taglio vista la possibilità per chiunque di pubblicare qualcosa e visto che questo "chiunque" non sempre è una fonte accreditata od eticamente onesta).

E voi? Vi affidate ai motori di ricerca on-line per togliervi quella curiosità o per approfondire qualche argomento?

Da qui al ragionare su quanto lo stesso meccanismo di ricerca sia applicabile alle ricette è stato un attimo.
Molto spesso mi affido alla rete per cercare non solo ispirazione ma anche spiegazioni sul come, sul perché di una preparazione.

Ma prima dell'avvento del web... come facevamo???
Libri di ricette, ricettari... ma anche foglietti!! Chiedevamo ad una nostra fonte attendibile (mamma, nonna, conoscenti vari) e ci appuntavamo ingredienti e svolgimento su un pezzo di carta...il primo che ci capitava sotto mano.

La ricetta di questi biscotti mi è capitata tra le mani proprio così: in forma di "pizzino".

Cosa posso dirvi? Forse di parole ne ho già spese troppe e sarete stufi o forse a questo punto per voi sarà diventata una questione di principio arrivare alla fine per leggere la ricetta.
Questi biscotti sono morbidi...come dei bocconcini di torta. Hanno un profumo di limone indescrivibile ed un sapore delicato.

Io li ho conservati in una scatola di plastica a chiusura ermetica ma forse è meglio usare una scatola di latta perché il giorno dopo erano ancora più morbidi di quando sono stati sfornati.

Nella ricetta originale non era previsto l'estratto di vaniglia. Inoltre le palline di impasto andavano passate prima nello zucchero di canna e poi in quello a velo. Io ho optato solo per quest'ultimo.


Ingredienti  per circa una 30na di biscotti:
  • 250 gr di farina ’00 setacciata
  • 120 gr di burro
  • 100 gr di zucchero
  • 50 gr di fecola
  • 8 gr di lievito per dolci
  • 1 uovo piccolo intero
  • scorza di un limone bio
  • 1 mela tagliata a pezzettini 
  • un cucchiaino di estratto di vaniglia
  • zucchero a velo 
Strumenti:
  • coltello
  • grattugia
  • ciotola
  • coppetta
  • pellicola trasparente
  • setaccio
  • un piatto
  • una o più teglie da forno
  • carta da forno

Preparazione
Per prima cosa ho lavato e mondato la mela e l'ho ridotta in pezzi piccolissimi.
Ho grattugiato la scorza del limone.
In una ciotola ho lavorato il burro freddo a pezzetti con lo zucchero.
A parte in una coppetta ho mescolato l'uovo all'estratto di vaniglia ed ho unito il composto così ottenuto a quello di burro e zucchero.
Vi ho poi setacciato sopra la farina con il lievito e per ultimi ho aggiunto i pezzettini di mela.
Ho lavorato velocemente fino ad ottenere un composto che stesse insieme, ho coperto con pellicola ad uso alimentare e messo in frigorifero per almeno un'ora.

Trascorso il tempo del riposo (ma anche di più, se volete), ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C.
Ho rivestito la leccarda con un foglio di carta forno.
Ho prelevato un po' di impasto e fatto una pallina grande quanto una noce, l'ho passata nello zucchero a velo e l'ho posata sulla teglia.
Ho proceduto così fino a finire tutto il composto avendo cura di distanziare le palline l'una dall'altra.
Ho infornato e fatto cuocere per 15 minuti.

A me sono venute più teglie che ho cotto una alla volta. Quelle in attesa di essere infornate sono state messe al fresco (:-D) in frigorifero.

Ed eccoli qua:



Questo, invece, è il pizzino della signora Amalia (amica della mia mamma) che mi ha passato la ricetta.





A presto!
LaGio' Riccia

lunedì 5 marzo 2018

Voglia di torta - Torta mascarpone ed albumi

Far torte mi piace.
Tanto.
Quasi più di mangiarle.
Sia chiaro: se una bella fetta di torta ammicca al mio indirizzo, di certo non le dico di no.
L'occasione più gettonata per mettermi all'opera è un invito a casa di familiari, amici, etc...
Mi piace pensare alla torta giusta. Quella che può rispondere meglio ai gusti di coloro che la mangeranno.
La vedo come una coccola.
Qualche domenica fa, però, è successo l'impensabile: mi è venuta voglia di fare una torta per LoveOfMyLife e me.
Impensabile non perché non ne faccia mai, eh?! Ma perché avevo voglia di mangiare una bella fetta di torta.
Senza che ci fosse un'occasione particolare, senza una precisa ricorrenza.
Solo perché AVEVO VOGLIA DI TORTA e di una coccola.
Voglia di una torta di quelle che ci preparava la nonna...alta, soffice, con la crosticina croccante e profumata di limone.
Una di quelle torte che non si stanno a preoccupare del "troppo di questo" o del "meglio senza".
E, si sa, la voglia aguzza l'ingegno.
Ci potrei mettere quegli albumi da smaltire...
...e quel mascarpone che alla fine non ho più utilizzato (anche perché, diciamocelo, se non lo usi per guarnire quella torta...quando lo usi???)...
...ed anche il succo di quel limone spelacchiato -povero limone- che hai privato delle zeste in settimana.

E così è nata la torta di cui AVEVO VOGLIA. 
Alta alta.
Soffice.
Profumata.
Che si scioglieva in bocca.
E, soprattutto, che il giorno dopo era ancora più buona!!!
Per enfatizzare l'aroma di limone vi consiglio, se disponete di un limone intero (non spelacchiato come il mio), di aggiungere al composto anche la scorza grattugiata.


Ingredienti uno stampo di 18 cm:
  • 270 gr. di farina 0
  • 150 gr. di zucchero
  • 250 gr. di mascarpone
  • 150 gr. di albumi
  • 40 gr. di burro fuso
  • il succo di un limone
  • mezza bustina di lievito per dolci
  • un cucchiaino da thé di estratto di vaniglia
  • zucchero a velo per decorare
Strumenti:
  • un pentolino per fondere il burro
  • fruste elettriche
  • due ciotole 
  • setaccio
  • un leccapentole
  • uno stampo a cerniera del diametro di 18 cm
  • carta da forno
  • colino per spolverare la torta con zucchero a velo

Preparazione
Per prima cosa ho fatto fondere il burro a fiamma dolce.
Ho forderato il mio stampo a cerniera con la carta da forno (ho applicato il foglio alla base e chiuso il cerchio attorno. Per i bordi, invece, ho unto con del burro per far sì che le strisce di carta da forno aderissero).
Una volta intiepidito, ho sbattuto con le fruste il burro con lo zucchero per 15 minuti.
Quando il composto è diventato bello spumoso, ho aggiunto gli albumie continuato a sbattere.
Nel frattempo ho acceso il forno impostando la temperatura di 180°C.
Trascorsi 10 minuti (di sbattimento di burro+zucchero+albumi), ho iniziato ad aggiungere il succo di limone a filo e continuato a sbattere.
In un'altra ciotola, ho lavorato il mascarpone con l'estratto di vaniglia.
Ho aggiunto il mascarpone+estratto al composto FRUSTATO precedentemente.
Ho setacciato la farina con il lievito ed amalgamato.
Ho versato il composto nella teglia ed infornato per 45 minuti (o comunque finché non ha superato la prova stuzzicadenti).



E voi? Che torta prediligete fare quando vi "attacca la voglia"?????

A presto!
LaGio' Riccia

lunedì 12 febbraio 2018

Pan Bauletto alla Curcuma e semi

Un novembre di tanto tempo fa 31 anni fa qualche anno fa, una bimba riccioluta abbandonò il ridente entroterra ligure per trasferirsi con la sua mamma e la sua sorellona in quel di Torino.
Ella rimase affascinata da quegli spazi enormi rispetto alla sua amata Diano Castello, dai tram, dalla prima ed abbondante nevicata, dal fatto che lì chiamassero la sua adorata "focaccia" con il buffo nome "pizza bianca" ma, soprattutto, dalla bontà di quei grissini cicci cicci che terminavano con una punta croccante e morbida dentro.
I grissini migliori mai mangiati prima!
Un sacco di Parecchi Diversi Qualche anno fa l'ormai grande cresciuta ella fece un tour della città "alla scoperta della Torino magica e misteriosa" e, tra le tante particolarità legate alla meravigliosa città in cui ella aveva la fortuna di abitare, scoprì che proprio Torino è la patria del "grissino".

La LEGGENDA...
...narra che il giovanissimo duca di Savoia Vittorio Amedeo II, di salute cagionevole e d'aspetto gracilino, soffriva di dolori allo stomaco.
Un dottore di allora, Teobaldo Pecchio, ricordandosi del rimedio (crosta del pane secco al posto del pane con abbondante mollica) con il quale la sua mamma lo aveva curato dal mal di stomaco, andò dal panettiere reale e gli commissionò un pane molto cotto e con poca mollica.
Il panettiere si mise subito all'opera ed iniziò ad allungare le ghërse (tipo di pane consumato all'epoca) tenendole dai lembi e tirandole fino ad aprire completamente le braccia.
E fu così che nacque il ghërssin.
Ma questa è, appunto, la leggenda...la storia narra qualcosa di diverso. Qui  troverete qualche dettaglio in più.
...Fine della LEGGENDA

Ed ora mi chiederete: "tutto molto bello... ma il titolo di questo post recita 'Bauletto curcuma e semi" mica 'Grissini curcuma e semi'????"
Sono contenta della vostra domanda!!! ehm
Dovete sapere che in una piazza del centro di Torino c'è un panificio che ha grissini di tutti i tipi:
gorgonzola e noci, olive, pizzaiola, etc...
addirittura grissini dolci!

Ovviamente, sebbene un po' cresciutella, non ho perduto la mia passione per i grissini ed una volta scoperto questo panificio delle meraviglie, ogni tanto vi faccio qualche blitz.
Quest'estate il panificio dava bella mostra di una novità chiamata "rubatà della salute" ossia grissini con curcuma e semi di sesamo.
Quel bel colore giallo...i semi di sesamo...in un attimo sono stati miei e...che deliziosa scoperta! La curcuma donava all'impasto un sapore delicato che si sposava in maniera eccezionale con il sesamo.
E subito ho pensato "chissà con il pane?!?!?!?" ed è da qui che è nata l'idea di modificare la ricetta del pan bauletto che preferisco aggiungendo la curcuma e diversi semi (oltre al sesamo io ho usato i semi di chia, di girasole, di lino e di papavero). Semplicemente ho sciolto la curcuma nei liquidi usati per sciogliere il lievito e poi ho messo dei semi di chia nell'impasto, prima di arrotolarlo, e cosparso gli altri semi prima di infornare il pane.

Vi copio la ricetta del pan bauletto con le modifiche da me apportate.


Ingredienti per un pan bauletto delle dimensioni di un plumcake regolamentare:
  • 300 gr. di farina 0
  • 200 gr. di farina manitoba
  • 150 ml. di acqua
  • 150 ml. di latte parzialmente scremato
  • 2 cucchiaini da caffé di curcuma
  • semi a piacere (ho usato semi di chia all'interno ed all'esterno un mix di semi di girasole, papavero e lino)
  • 80 gr. di olio di riso
  • 15 gr. di zucchero semolato
  • 15 gr. di sale fino
  • 10 gr. di lievito di birra fresco
  • un po' di latte per spennellare il pane prima di infornarlo
Strumenti:
  • un pentolino in cui far intiepidire il latte con l'acqua
  • una terrina 
  • un cucchiaio di legno
  • pellicola trasparente
  • uno stampo da plumcake rivestito con carta da forno
  • un pennello in silicone
  • una gratella per dolci

Preparazione
Per prima cosa ho fatto intiepidire l'acqua con il latte, ho aggiunto la curcuma e mescolato e poi ho sciolto il lievito di birra fresco e lo zucchero.
Nella terrina ho mescolato le farine setacciate ed il sale, vi ho praticato un buco in centro e vi ho versato i liquidi (latte con acqua e curcuma, lievito e zucchero + olio).
Ho mescolato il tutto con il cucchiaio di legno e quando ho cominciato a faticare, sono passata alle mani.
Ho impastato fino ad ottenere una palla.
Ho coperto la terrina con della pellicola trasparente ed ho lasciato riposare 2 ore (tempo necessario a far raddoppiare il volume dell'impasto).
Una volta lievitato, ho rovesciato l'impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato, l'ho pressato delicatamente con i polpastrelli fino a fargli assumere i connotati di un rettangolo (...).
La lunghezza del pan bauletto corrisponderà al lato + lungo dello stampo da plumcake.
Ho cosparso l'impasto con i semi di chia (ovviamente dopo la cottura i semi interni si staccheranno...questo perché i semi non sono stati impastati...) ed ho arrotolato stretto il rettangolo.
Ho foderato lo stampo con la carta da forno e vi ho adagiato il salamone (tranquilli, nonostante io lo definisca così, vi assicuro che questa rimane sempre la ricetta di un pane) così ottenuto.
Ho coperto con i lembi della carta da forno in eccedenza ed ho fatto riposare ancora un'oretta.

Prima della scadenza dell'ora ho acceso il forno impostando la temperatura di 180 °C.

Trascorsa l'ora ho spennellato il pane con un po' di latte, ho cosparso con i semi vari ed ho infornato per 45 minuti.

Una volta sfornato ho messo il pan bauletto a raffreddare su una gratella.





Quanto mi è piaciuto questo pane!!! Spero piaccia anche a voi :-)
A presto!!!
LaGio' Riccia

martedì 9 gennaio 2018

Naked Carrot Cake

ovvero: "La Camilla desnuda"

Immaginate di prendere parte ad un evento.
Immaginate di vedervi offrire una fetta di torta.
La guardate. E' una fetta di torta da credenza.
Il colore è chiaro? gusto pulito? MICCCCHELEEEEE! ah no scusate l'interruzione
Dicevamo: il colore è aranciato.
La consistenza è umida.
All'interno un sottile strato di crema bianca.
Dopo aver assaggiato il primo boccone e, nel mio caso, aver proferito anche un sonoro "Minkia che buona!" decidete che di quella torta dovete sapere tutto.
Immaginate di scoprire, in quegli anni in cui le torte dai nomi "furesti" (n.d.G.: stranieri) stavano timidamente iniziando a fare capolino sulle tavole italiane, che il nome
di cotanta squisitezza è "Carrot cake".
Così vi informate perché, chiaramente, da quel momento è come se il vostro nome fosse "Gollum" e quello della torta fosse "Tessssoro".
Immaginate la felicità nel trovare la ricetta (IN LINGUA ITALIANA!!) di cotanta bontà.
Immaginate di iniziare a scorrere l'elenco degli ingredienti con famelico interesse per capire se avete tutto l'occorrente per farla subito!! Perché è chiaro che deve essere vostra.
Poi però vi scontrate con un numero... un mesto "5" che però accostato alla parola "uova" provoca un impercettibile tremolio alla vostra palpebra inferiore destra.
Decidete di ignorare quel tremolio e di proseguire nella lettura e vi scontrate con un numero ben più alto di quel "5"...vorreste leggervi accanto la parola "farina" ma con una fitta al cuore
trovate la parola "burro" (ed evidentemente il dolore è opera del colesterolo che si sente subito chiamato in causa).
Ed è lì che pensate "Pazienza. Niente torta. Magari la crema...potrei rubarne la ricetta e riutilizzarla con un'altra torta più leggera..."
Superate la preparazione della torta che ormai avete già mentalmente cestinato e leggete:
"Ingredienti per la crema al BURRO"
E' come se foste sotto la doccia, una mano sconosciuta ed inguantata scostasse la tenda e voi, nel girarvi per il freddo provocato dallo spostamento d'aria, vi ritrovaste davanti qualcuno che vi vuole accoltellare.
Ed è a quel punto, che emettete quell'urlo disperato e lancinante:
"NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!"
seguito da un meno casto ma molto sentito:
"MA VVVVAFFANCULO VAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!"  che riporto più piccolo per semplice pudore.

Fine della mia storia d'amore con la Carrot Cake.

Passano gli anni.

In questi anni avete trovato e provato svariate ricette di torte di carote. Soffici, leggere, gustose.
Le avete fatte di ogni forma (tonde, rettangolari, quadrate) e di svariate pezzature (18 cm, 22 cm, 24 cm) ma anche a mo' di piccole brioche (sì,proprio come le "Camille").
Tutte deliziose.

E poi incappate in questa ricetta.

E decidete di farla...nonostante quella crema a base di mascarpone e panna...perché la quantità accettabile di uova e l'assenza di burro vi rimettono in pace con voi stesse e con il colesterolo.

Le quantità riportate nella ricetta originale sono per uno stampo da 22-24 cm.
Io mi sono amminchiata con le torte piccine picciò perciò ho fatto una torta da 18 cm e 5 camille.
Viste le dimensioni ridotte dello stampo da me scelto, per limitare gli avanzi di crema, ho deciso di usare quest'ultima (la crema) anche per farcire
la torta internamente (usando una bagna al Grand Marnier per inumidirla).

INGREDIENTI per uno stampo da 18 cm e 5 camille (tra parentesi gli ingredienti originali):
  • 250 gr di carote (al netto degli scarti)
  • 200 gr di farina 00
  • 100 gr di farina di mandorle
  • 100 gr di succo d’arancia
  • 200 gr di zucchero a velo vanigliato
  • 80 gr di olio di riso (nella ricetta originale: di semi di girasole)
  • 3 uova piccole
  • buccia grattugiata di 1 arancia
  • 1 pizzico di sale
  • 1 bustina di lievito per dolci
per la bagna al Grand Marnier:
  • 60 g di acqua
  • 40 g di Grand Marnier
  • 45 g di zucchero
per la crema al mascarpone:
  • 250 gr di mascarpone
  • 90 gr di zucchero a velo
  • 200 gr di panna da montare
STRUMENTI:
  • coltello
  • grattugia
  • spremi agrumi
  • mixer
  • ciotola
  • fruste elettriche
  • leccapentole
  • setaccio
  • stampo a cerniera da 18 cm + stampo per camille 
  • pentolino
  • sac à poche con beccuccio liscio e largo (possibilmente in acciaio...io ne ho usato uno in plastica e come vedete per le mie decorazioni ci sono ampi margini di miglioramento).
  • coltello
  • pennello
PREPARAZIONE della torta:
Ho preparato lo stampo: ho applicato un foglio di carta da forno sul fondo l'ho fissato chiudendo l'anello. Ho imburrato ed infarinato i bordi dello stampo.

Ho acceso il forno impostando la temperatura di 190°C.

Ho lavato, mondato e grattugiato le carote e le ho messe nel contenitore del mixer.
A parte ho spremuto l'arancia (dopo aver grattato la scorza) ed aggiunto il succo alle carote.
Ho unito l'olio ed ho frullato fino ad ottenere una crema omogenea.

A parte ho montato le uova con la buccia d'arancia e lo zucchero a velo fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso.
Ho poi aggiunto la farina di mandorle ed ho amalgamato con le fruste. Ho aggiunto il pizzico di sale, la crema di carote.
Ho amalgamato delicatamente con un leccapentole ed infine ho aggiunto la farina setacciata con il lievito.
Ho lavorato con le fruste fino ad ottenere un composto liscio.

Ho versato il composto nella teglia ed infornato impostando la temperatura a 180°C.

La ricetta originale prevedeva un tempo di cottura di 30 minuti. Per la mia torta (più piccola ma più alta) ci sono voluti 50 minuti di cottura.
In ogni caso io vi suggerisco, passati i primi 30 minuti,  di fare la prova stecchino e di regolarvi.
Lo stecchino deve fuoriuscire pulito.

Con il composto restante ho riempito uno stampo in silicone con 5 mezze sfere (le camille!!!) ed ho riposto in frigorifero finché la torta non è stata cotta. Per le camille il tempo di cottura è stato di 30 minuti.

Ora.
Dopo aver sfornato e sformato il dolce, si consiglia di lasciar trascorrere 3-4 ore prima del consumo.
Avendo l'idea di farcirla internamente, oltre che di decorarla, io l'ho lasciata riposare tutta la notte e l'ho farcita e decorata il giorno dopo.

PREPARAZIONE della bagna:
In un pentolino ho mescolato l'acqua con lo zucchero ed ho fatto sobbollire per 3 minuti.
Una volta freddo ho aggiunto il Grand Marnier. Se volete diminuire il grado alcolico, aggiungete il liquore quando acqua e zucchero sono ancora caldi in modo tale che l'alcool evapori.

PREPARAZIONE della crema:
Un'ora prima della preparazione della crema ho messo la ciotola da usare per montare la panna e le fruste nel freezer.
Ho montato a neve ben ferma la panna fredda con un cucchiaio di zucchero a velo preso dal totale.
L'ho messa in frigorifero.
Ho lavorato con le fruste il mascarpone e lo zucchero a velo fino ad amalgamarli.
Ho poi unito con delicatezza la panna montata lavorando con una spatola dal basso verso l'alto fino ad ottenere un composto vellutato.


ASSEMBLAGGIO E DECORAZIONE della torta:
Se non volete lasciar riposare la torta tutta la notte, lasciate almeno trascorrere le 3-4 ore di riposo prima di decorarla.
Ho messo la torta sul piatto di servizio (io ho usato un centrino in plastica rigida) e l'ho tagliata in due.
Ho bagnato abbondantemente il bordo inferiore con la bagna (io ho utilizzato un pennello...se avete uno spruzzino ancora meglio!).
Ho applicato il bordo dello stampo a cerniera attorno alla torta e l'ho chiuso.
Ho spalmato uno strato generoso di crema ed ho livellato bene.
Ho adagiato l'altro strato di torta e riposto in frigorifero per almeno 2-3 orette.
Trascorso il tempo di riposo, ho aperto il cerchio e l'ho tolto.
Ho decorato con la sac à poche facendo dei ciuffetti partendo dall'esterno e procedendo verso l'interno.
Ho rimesso la torta in frigorifero e ve l'ho lasciata fino ad una mezz'oretta prima di consumarla.

Che dire? Di una bontà per me commovente!!!! :-)))





Alla prossima...
LaGio' Riccia

venerdì 31 marzo 2017

Baci di dama

...alla Oscar (*)...

Da 32 anni a questa parte nel giorno della festa del papà

Vocina alla Magnum P.I.: e ne parli mo' che è passata da più di 10 gg??? ma che food-blogger sei? 
LaRiccia: A parte che non sono una food-blogger e cmq io c'ho i miei tempi, ok?! E fammi finire senza interrompere.

è tradizione, in famiglia, fare la festa alla festeggiare la mamma...colei che di fatto da 32 anni si è sdoppiata (che sembra la scena della mitosi cellulare alla "Siamo fatti così") facendo a mia sorella e me anche da papà.
Che poi  fare la festa alla festeggiare la mamma si traduce nel farle gli auguri ed un pensierino

Vocina alla Magnum P.I.:  un pensierino? Ma come quelli che si scrivono alle elementari "Sul tetto ci sono i camini che fumano"?
LaRiccia: spiritosa!!! guarda che quello ("Sul tetto ci sono i camini che fumano") è il mio primo pensierino! c'ho messo su il copyright.
Pensierino nel senso di piccolo regalo.

Quest'anno oltre al regalino, ispirata dalla newsletter della Galbani che riportava le ricettine per festeggiare il papà, ho deciso di fare i baci di dama.
La ricetta nello specifico prevedeva la crema al mascarpone ma io ho preferito utilizzare del cioccolato fondente fuso.

I baci di dama sono dei biscottini composti da due palline di pasta tenute insieme da una cremina.
Sono originari del Piemonte e più precisamente di Tortona.
La leggenda narra che sono nati su richiesta del Re Vittorio Emanuele II che andò dal suo cuoco e gli disse "Ambrogio! Ho voglia di qualcosa di buono!" (o qualcosa di simile...).
E fu così che Ambrogio il cuoco sabaudo pensa che ti ripensa, ecco che inventa questi dolcetti!
Vocina alla Magnum P.I. + LaRiccia:E meno male, io li adoro!!!
Quelli di Tortona prevedono l'uso della farina di mandorle.
Io ho preferito la versione delle Langhe perciò ho utilizzato la farina ottenuta tritando la tonda gentile :-).

Vocina alla Magnum P.I.: povera...la tonda è gentile e tu la triti! 
LaRiccia: <omissis>

(*) Ed ora veniamo al titolo di questo post.
Considerazione numero 1: La pasticceria piemontese è rinomata per essere "mignon".
Considerazione numero 2: Durante le vacanze estive LoveOfMyLife mi ha voluto mostrare (ed io ne sono stata più che contenta) i luoghi d'origine del suo papà ed i posti in cui lui (LoveOfMyLife) era solito trascorrere le vacanze quand'era piccino piccio' così siamo andati a Palmi (in provincia di Reggio Calabria).
Ogni mattino la giornata iniziava (benissimo) con un'ottima colazione in un rinomato caffé/pasticceria/gelateria.
La peculiarità di questo locale (n.d.r.: Oscar) non erano solo la bontà e la quantità delle leccornie che vi si poteva trovare ma anche la loro...grandezza.
Quelli che vi presento oggi sono dunque dei baci alla Oscar...piemontesi nella ricetta e calabresi nelle dimensioni ^_^. Praticamente dei bestioni. Se confrontati con quelli piemontesi.
Tanta robba!
La ricetta è presa fedelmente dal sito della Galbani fatta eccezione per la crema al mascarpone che, come scritto poc'anzi, ho sostituito con del semplice cioccolato fondente fuso a bagnomaria.

INGREDIENTI (tra parentesi gli ingredienti originali):
  • 150 g di farina
  • 130 g di farina di nocciole tonde gentili
  • 140 g di burro tagliato a tocchetti ed a temperatura ambiente
  • 130 g di zucchero
  • 1 tuorlo
  • un pizzico di sale
  • un cucchiaino di estratto di vaniglia Bourbon (nella ricetta originale viene impiegata l'essenza di vaniglia)
per la farcitura:
  • 100 gr. di cioccolato fondente al 75%
STRUMENTI:
  • un mixer (per ridurre in polvere le nocciole)
  • una terrina
  • una coppetta
  • una spatola
  • pellicola trasparente
  • una teglia rettangolare 
  • carta da forno
PREPARAZIONE:
Ho tritato nel mixer le nocciole azionandolo con dei colpetti per non scaldare troppo le nocciole evitando così la foriuscita del loro olio.
In una coppetta ho sbattuto leggermente il tuorlo con l'estratto di vaniglia.
Nella terrina ho lavorato il burro a tocchetti con lo zucchero ed il composto di tuorlo più estratto.
Ho poi aggiunto le farine ed il pizzico di sale ed ho lavorato velocemente (non fatevi distrarre dall'intenso profumo di nocciole che verrà sprigionato dall'impasto) con la punta delle dita fino ad ottenere un composto sabbioso.
Ho coperto la terrina con pellicola trasparente e messo in frigorifero  a riposare per un'ora.
Se vi è sorto un dubbio allora vi dirò che: sì, ho messo a riposare il composto sabbioso...senza formare la classica palla!

Trascorsa l'ora ho acceso il forno impostando la temperatura di 170°C ed ho iniziato a formare le palline.
Ora.
La ricetta diceva (tutti che parlano: le vocine, le ricette...) di formare delle palline di 2 cm di diametro.
Non essendo, la sottoscritta, così precisa...ho optato per la formazione di palline di 12 gr che si sono trasformate in quei bestioni che vedrete poco sotto. La prossima volta (perché DEVO RIFARLI ASSOLUTAMENTE!!!!) credo che non mi spingerò oltre i 9 gr a pallina.
A mano a mano che ho formato le palline le ho posizionate sulla teglia rivestita con carta da forno.
Ho poi messo nel freezer per 5 minuti.
Passato il riposo in freezer, ho infornato la teglia ed ho fatto cuocere per 25 minuti (la ricetta ne indicava 15 ma a me sembravano ancora troppo chiari).

Una volta sfornate le palle palline NON SOGNATEVI DI TOCCARLE (...) perché vi si sfalderanno tra le dita.
Quando le le palle palline sono dure fredde, dedicatevi al cioccolato: tagliatelo a pezzetti e fondetelo a bagnomaria.
Ed ora baciate ossia fate i baci!!
Prendete una palla fatevi colare sopra un po' di cioccolato fuso e poi mettetevi sopra un'altra palla pallina ed adagiate il bacio così ottenuto sulla teglia rivestita con carta da forno (io ho utilizzato sempre la stessa).
Fate freddare.






Tanti baci ed a presto! :-)
LaGio' Riccia

mercoledì 15 febbraio 2017

Scones o sKones?!

...gli Scones di Ernst Knam...

Qui (*troverete il perché del dubbio amletico espresso nel titolo 

Quasi 5 mesi fa in un appartamentino sito al secondo piano di una palazzina in quel di Torino...

LoveOfMyLife: "Andiamo a Londra?"
LaRiccia: "TIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!"
LoveOfMyLife: "Cosa vorresti fare a Londra?"
LaRiccia: "Merenda! Alle 5 o' clock p.m." - giusto per darmi un tono e per calarmi nell'atmosfera - " Con una tazza di thé con i controcazzi seria e uno scone così capisco cosa minchia è!"

(Ovviamente quello sopra riportato è il bignami della conversazione realmente intercorsa tra i due personaggi)

Sì perché dovete sapere che, nonostante io sia più volte incappata in post sul tema, non ho mai capito bene bene bene la consistenza di quelli che a me parevano dei biscottoni di frolla spessa ma morbida.

Qualcuno di voi sbarrerà gli occhi davanti alla sola richiesta di andare in una sala da thé visti i tanti rinomati e fantastici posti da visitare a Londra. A mia discolpa tengo a precisare che questo sarebbe stato il mio 5° viaggio con destinazione Londra :-)  (anche se questa precisazione accresce la mia colpa per non essere mai stata in una sala da thé prima ^_^) quindi diciamo che ci può anche stare di avere espresso quell'unica velata preferenza.

E fu così che riuscii a gustare il primo scone della mia vita (presa dall'entusiasmo mi lanciai addirittura in una conversazione in inglese con la ragazza che ci aveva serviti ^_^).
La sala da thé in cui si consumò il delitto si chiama "Yumchaa" ed è sita all'interno di Camden Town. In puro stile country inglese con mobili in legno bianco, divanetti, sedie e poltrone è una tea house molto accogliente che, in quanto casa del thé, offre una vastissima scelta di thé profumati.

Ma veniamo a questi "scosi"...
Gli scone sono focaccine di origine scozzese. Possono essere di forma triangolare (in origine erano rotondi e grandi per cui venivano serviti tagliati a spicchi), esagonale o, più comunemente, rotonda.
Ne esistono di svariati tipi: dolci con uvetta (come quelli che abbiamo mangiato noi) ma anche con scaglie di cioccolata, etc.. oppure salati.
Vengono serviti tagliati a metà e scaldati su una piastra o griglia ed accompagnati da clotted-cream (una crema ottenuta dalla panna) e confettura di fragole. In qualità di non amante di grassi animali a freddo (già! Burro compreso) mi sento comunque di consigliarvi di provare questa clotted cream sullo scone caldo ed insieme alla confettura. Una vera leccornia.

Quelli che abbiamo mangiato noi in loco hanno l'esterno croccante e sbricioloso quanto una frolla e l'interno morbido quanto una focaccina.

Due settimane fa...

..a seguito di un mio raid in libreria ho comprato, tra gli altri, il libro di Ernst Knam "Dolce dentro".
Una delle ricette da lui proposte è proprio quella degli scone perciò quando ho visto che la domenica si preannunciava piovosa, ho deciso che era ormai giunto il momento di fare un salto nel recente passato ricatapultandoci in quella tea house di Camden.

Piccola precisazione: questi scone sono diversi da quelli che ho assaggiato. Sono più "biscottone" (per quanto comunque morbidi) e meno "focaccina".
(*)Per cui il dubbio espresso nel titolo deriva dal fatto che, essendo diversi da quelli che io definisco "originali" (perché mangiati in loco), questi mi sembrano la personale interpretazione degli scones da parte di Knam. 
La ricetta non prevede l'uvetta né tantomeno lo zucchero. Sono leggermente salati e possono essere consumati sia con il salato che con il dolce.
Sono anche più piccoli (la ricetta prevedeva l'uso di taglia biscotti del diametro di 4cm. Io ho optato per uno di 5cm e comunque quelli provati a Londra erano più grandi)
Nel nostro pomeriggio uggioso abbiamo scelto di accompagnare gli scone con una bella tazza di thé della Whittard of Chelsea (acquistato proprio a Londra) "Apple & Elderflower", semplice burro e della confettura di ramassin e prugne (perchè era l'unica confettura sui colori del rosso di cui disponevo in casa).

INGREDIENTI (tra parentesi gli ingredienti originali):
  • 70 gr. di burro morbido a temperatura ambiente
  • 300 gr. di farina Pan Di Sempre del Mulino Marino (farina 00 semplice)
  • 20 gr. di lievito in polvere 
  • 3 gr. di sale (sale di Maldon)
  • 1 uovo intero
  • 100 ml di latte parzialmente scremato (tipo di latte non specificato)

per la farcitura:
  • 200 gr. di burro o clotted cream
  • 150 gr. di confettura di prugne rosse e ramassin (fragole)
STRUMENTI:
  • una terrina
  • un coltello
  • una coppetta
  • una forchetta
  • pellicola trasparente
  • un mattarello
  • una leccarda
  • un coppapasta del diametro di 5cm
  • carta da forno
PREPARAZIONE:
Ho tagliato il burro a tocchetti e, una volta ammorbidito, l'ho impastato con la farina, il lievito ed il sale.
Ottenuto un composto sabbioso, ho aggiunto il latte sbattuto a parte con l'uovo (li ho sbattuti leggermente...per amalgamarli un po').
Il composto risultante deve essere compatto e ben amalgamato.
Ho avvolto il panetto nella pellicola trasparente e l'ho lasciato riposare per 10 minuti.

Nel frattempo ho acceso il forno impostando la temperatura di 150°C.

Ho poi steso l'impasto fino a farlo diventare dello spessore di 9 mm, ho coppato con il coppapasta ed ho adagiato i dischetti così ottenuti sulla leccarda rivestita con carta da forno.

Ho infornato e fatto cuocere finché gli scones non sono diventati appena dorati (il mio forno ha impiegato 25 minuti contro i 15 indicati da Knam nel suo libro).
Estratti dal forno, ho messo gli scones a freddare sulla gratella per dolci.

Arrivate le 5 del pomeriggio...ho scaldato l'acqua del thé...ho tagliato a metà gli scones e li ho messi a scaldare sul termosifone (ovviamente non a contatto degli elementi ma su un foglio di carta d'alluminio)...li ho spalmati con del burro e poi la confettura! :-)

E buona merenda a tutti!!





E questa è la foto della merenda "british":





Un bacione ed a presto!
LaGio' Riccia